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Gas, lo sconto possibile

Scritto da Giuliano Sarricchio on .

gas sconto possibilePubblichiamo un interessante contributo di Gionata Picchio tratto da Staffetta Quotiana, che aiuta a capire come ci possano essere margini per una riduzione di prezzi del servizio di tutela, attualmente agganciati a formule legate al petrolio.  

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I fondamentali che caratterizzano il mercato del gas ormai da alcuni anni – abbondanza di offerta, domanda debole, prezzi spot in calo – hanno creato le condizioni per uno “sconto” all'acquisto per i consumatori, di cui famiglie e piccole imprese non hanno finora beneficiato. La novità degli ultimi giorni è che tale situazione, pur nota in generale agli operatori, ha trovato conferma in uno studio pubblicato lunedì dall'Autorità per l'energia. Che si è quindi messa al lavoro per avvicinare finalmente i prezzi del servizio di tutela, aggiornati trimestralmente dal regolatore secondo le “vecchie” formule legate al petrolio, alle reali condizioni del mercato a monte.

Si tratta di una buona notizia per i consumatori. Temperata però da un rischio, ancora dietro l'angolo, di un capacity payment dei contratti take or pay o altro meccanismo analogo, che potrebbe trasformare l'intervento in un'operazione a somma zero, come si è già provato a evidenziare qualche mese fa ed è ora più chiaro dopo le recenti dichiarazioni di Paolo Scaroni in Senato.

Cosa rivela intanto lo studio dell'Autorità? Essenzialmente conferma quello che il maggior operatore nazionale Eni definiva probabile già nell'estate 2010  e ormai conclamato ad aprile scorso: che la rivoluzione che ha investito il gas europeo dal 2009 in poi, complice la crisi della domanda, l'eccesso di offerta via tubo e Gnl, lo shale gas Usa, etc, non è un fatto transitorio bensì “strutturale”.

La differenza non da poco, però, è che lo studio del regolatore lo fa con dovizia di dati, analizzando un campione di contratti di fornitura rappresentativo di quasi il 90% del gas destinato al mercato tutelato nel 2011/12 e di circa il 60% per l'anno in corso. La conclusione dell'Aeeg, come già segnalato, è che negli ultimi anni “emerge una tendenza perdurante e progressiva verso prezzi di cessione prossimi quando non sostanzialmente allineati ai valori rilevabili sul mercato”. Ciò rende “strutturale e non contingente” il differenziale tra i reali costi di approvvigionamento dei venditori sul mercato all'ingrosso e il corrispettivo che le famiglie pagano sul mercato tutelato.

Il delta riscontrato dall'Autorità non è trascurabile: 5,6 centesimi di euro per mc nell'anno termico 2011-12 e 8,68 cent per l'anno in corso. Alle condizioni attuali in vigore dal 1° ottobre, ciò significa rispettivamente il 14,7% e il 22,9% della sola componente materia prima della bolletta e il 6,1% e 9,5% dell'intero prezzo finale. Un differenziale, rileva l'Aeeg, che equivale a un “extraprofitto ingiustificato” per le società di vendita, di cui i consumatori non arrivano a beneficiare.

Che le società di vendita con forte radicamento nel servizio tutelato stessero vivendo una fase favorevole grazie a questa situazione, non era neppure questo un mistero. Erano anzi gli stessi operatori a dirlo, almeno se si pensa alle ex municipalizzate che da mesi spiegano nelle relazioni trimestrali l'aumento dei margini nel gas con le buone scelte nell'approvvigionamento all'ingrosso rispetto ai prezzi a valle; alle critiche di Federutility quando già nel 2010 si ricominciò a parlare di avvicinare i prezzi della materia prima a quelli spot; e da ultimo alle previsioni di Hera del mese scorso (quando le intenzioni dell'Aeeg erano ormai note agli operatori) di un prossimo peggioramento del quadro regolatorio nei prezzi al tutelato, che la società intende compensare con le acquisizioni.

Ora la situazione cambierà, scrive l'Autorità: “i benefici che rimangono al momento alle società di vendita (...) dovranno essere progressivamente trasferiti al consumatore” e a tal fine è stato avviato un procedimento che dovrà concludersi a gennaio 2013 e che darà effetti consistenti, pare di capire, dalla prossima primavera.

Buone nuove per le bollette, insomma, che tuttavia rischiano di entrare in rotta di collisione con un'altra partita, quella della possibile tutela regolatoria dei contratti take or pay , che a seconda se e in che misura verrà realizzata potrebbe vanificare gli effetti dello “sconto”.

La questione non è nata ieri nel dibattito: ne parlò Simone Mori di Enel più di un anno fa, la rilanciò a marzo Assolombarda , seguita a luglio dal direttore mercati di Enel Mancini all'assemblea di Anigas. E' però assurta agli onori delle cronache dopo l'uscita dell'a.d. Eni, Scaroni, che in ottobre al Senato ha messo il proprio peso dietro l'ipotesi di remunerare i contratti Top con le bollette per il loro contributo alla sicurezza degli approvvigionamenti.

Una simile misura – su cui nonostante la posizione critica del Mse l'opinione del governo nel suo complesso (a cominciare dall'azionista Tesoro) non è ancora chiara – creerebbe un costo aggiuntivo rilevante per i consumatori, capace di annullare gli effetti delle misure che l'Autorità sta studiando.

La stessa authority peraltro, che con il procedimento appena avviato mira a limare gli extraprofitti delle società non integrate verticalmente (leggi che non hanno contratti Top di lungo termine), in precedenza ha più volte parlato della necessità di valorizzare nei prezzi anche la componente sicurezza, che può invece essere garantita dalle società che quei contratti li hanno (e che oggi perdono soldi perché sono andati fuori mercato). La via che si profila, pur ancora tutta da precisare, è la stipula di contratti differenziali per assicurare stabilità di volumi e prezzi. E l'obiettivo è peraltro presente anche nel procedimento sulla riforma dei prezzi di tutela, considerato che nel rapporto pubblicato lunedì si indica tra i target “l'introduzione di strumenti di copertura per tutelare i clienti da eventuali andamenti sfavorevoli dei prezzi”.

L'Autorità, naturalmente, dettaglierà le proprie proposte con il documento di consultazione atteso nei prossimi giorni. Per il momento, è confortante che il presidente Bortoni abbia annunciato già a inizio ottobre a Prato e in seguito in un'intervista ad Avvenire che l'operazione si tradurrà in un “ribasso” dei prezzi a partire dal 1 aprile (l'inverno, insomma, lo passeremmo ancora coi vecchi prezzi ma meglio tardi che mai...). Inoltre è un buon segnale che, almeno nei corridoi, la proposta di Scaroni – ripianare tout court le perdite dei Top con le bollette – sia, almeno in questi termini, considerata irricevibile.

Tuttavia riesce difficile fugare il timore che l'introduzione di strumenti di copertura dal rischio di oscillazione dei prezzi possa finire per compensare gli sconti, collocando l'asticella del prezzo più in alto di quanto i fondamentali attuali del mercato giustificherebbero. Togliendo gli extraprofitti ai venditori non verticalmente integrati ma con minori (o nel peggiore dei casi nulli) benefici di prezzo per i consumatori, il tutto a fronte di un rischio sicurezza, lo si è già detto, che ad oggi non convince molto. Ma se così non sarà saremo lieti di essere smentiti.

 Fonte: Staffetta Quotidiana

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